DANILO SUSI

 

Aquilastratta

Piazza Palazzo - ottobre 2014

 
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"Un riflesso...o una crepa...nel nome della città"
 

Di professione medico, è presidente dell’AMFI (associazione medici fotografi italiani). Inizia la sua carriera da fotografo come autodidatta, frequentando i maestri pescaresi Moder e Simoncelli e la Galleria Rondinini di Roma. Nel 2004 la  “svolta innovativa”, anche grazie al digitale: ricerca il colore nei riflessi dell’acqua secondo l’impressionismo di Claude Monet e produce una serie di immagini astratte, fortemente pittoriche senza ricorrere a elaborazioni di postproduzione. Nascono così progressivamente le infinite produzioni di “Aquastratta” nel 2008, che diventa anche marchio d’impresa; “Astrattismi Paralleli” nel 2010, dove ai riflessi astratti sull’acqua si uniscono i riflessi astratti su vetri e metalli dell’artista romano Carlo D’Orta; “Realismo Astratto” nel 2011, dove la pittura di Albano Paolinelli arricchisce la ricerca dell’astrazione partendo dal reale. Nel 2012 su invito dell'Assessorato alla Moda della Provincia di Milano espone, durante il FuoriSalone del mobile, la nuova serie "mista" di fotografie e foulard in seta, dal titolo La Natura che veste”. La sua ricerca è stata inserita nei cataloghi d’arte delle Ed. G. Mondadori “La via italiana all’informale” curato da V.Patarini, “Sensazioni artistiche” curato da D.Petroni e R. Fogacci nel 2013 e nel 2014 nella “Tiltestetica”curato da D.Radini Tedeschi,  avendo partecipato alla Triennale di Roma. E’ recensito nel C.A.M., ed.Mondadori, n.47/2011 e n. 50/2014. Per Off Site Art l'artista ha presentato la serie “Realismo Astratto” e “Aquastratta”, dove cerca di descrivere la città attuale, con i suoi angoli più reali ma anche più scuri, con i suoi spazi dimenticati, con i suoi rumori, con la sua natura alterata e frammentata, ma anche con la luce dell’acqua che vi scorre e la nutre e con i colori che la riflettono (ri)dandole vita. L'immagine scelta da Off Site Art, originariamente intitolata “Verde smeraldo”, gioca con la produzione di “Acquastratta”, legando l'etimologia storica del nome della città dell'Aquila (=acqua), ai concetti di realismo e astrattismo propri del lavoro dell’artista: il riflesso a “T” più chiaro che emerge dalla fotografia simboleggia la sagoma astratta di una gòmena della barca ancorata, ma ricorda anche la realtà delle crepe sui muri della città colpita dal sisma.

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