"/>
 

Iolanda Di Bonaventura

 

Fragile

Piazzetta della Commenda - Maggio 2015

 
  • Foto Installazione
  • Foto Installazione
  • Foto Installazione
 
 
"A volte, la città è donna: da far fiorire, da connotare; donna cui dare giustizia."
 

Iolanda Di Bonaventura nasce a L’Aquila, 22 anni fa. E' fotografa e videomaker. Esordisce a 16 anni con la graphic-novel "Tre giorni" (2010), cui segue "L'Esistenza degli Altri" (2011). Ha partecipato con le sue fotografie a diverse mostre sul territorio nazionale, tra cui: "Dinamiche Contemporanee", Pescara, 2011, a cura di Annamaria Cirillo; "Apertamente 2013: Italia - Risonanze e segnali", Pescina/L'Aquila, 2013, a cura di Lucia Zappacosta; artista selezionata IV Biennale di Anzio e Nettuno "Shingle22J", 2013, in collaborazione con Centro Sperimentale di Cinematografia e Ambasciata del Giappone; "Rediscover - Documenti degli anni '70", Pescara, 2013, a cura di Lucia Zappacosta; seconda classificata "Satura ArtPrize 2013" sezione fotografia, 2013, Genova); "MutaForma", Francavilla al Mare, 2014, in collaborazione con Max Leggieri per la creazione dell'opera interattiva "Lady Godiva", a cura di Lucia Zappacosta; "OFF SITE ART", L'Aquila, 2014, a cura di Veronica Santi; "Andai nei boschi", presso la Fiera "The Others", Torino, 2014; "Biophilia", Set Up Art Fair, Bologna, 2015. Nel 2013 il suo cortometraggio "Gretel" viene premiato al concorso "Bookciak, azione" presso le Giornate degli Autori, 70esima mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia: in giuria ci sono Ettore Scola, Citto Maselli, Gianluca Arcopinto e Ugo Gregoretti. Iolanda vive e lavora tra L'Aquila e Pescara.  La ricerca e i temi della sua produzione artistica ruotano principalmente intorno all’identità femminile. In "Fragile" la donna - e con essa, ciò che per affinità simboleggia: la madre, la città come grembo - è rappresentata nella sua vulnerabilità, esternando esplicitamente la propria fragilità. Il fine è far emergere una controtendenza in una società la cui scala di valori condanna le naturali e intime contraddizioni degli esseri umani. In questa profonda spaccatura - in "ciò che sono, ma non è giusto", e in "ciò che è giusto, ma che non sono" - si nasconde una profonda schizofrenia che può essere abbattuta solo manifestando la forza della verità. 

 

Questa installazione è ospitata da



Twitter Facebook Google+ LinkedIn buffer StumbleUpon Digg flattr Pinterest tumblr Reddit Email

BACK