ARIANNA LODESERTO

 

Fuller

Corso Vittorio Emanuele - agosto 2014

 
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"La mappa di New York è la vivisezione di una dissolvenza incrociata, l'incontro di una città invisibile e di un'isola da cucire".
A. Bonazzi
 

Attratta dal “terzo paesaggio” e dai suoi abitanti, la mia attenzione fotografica si rivolge alla materia concreta, per documentare il ferro il cemento i vetri la ruggine le stoffe sepolte nel vento, la maschera urbana che si scompone, il passante, un caso. Il ritratto di quei residui urbani in cui la storia ha inciso architetture astratte non aspira tuttavia a denunciare il degrado di quelle zone industriali in attesa di riconversioni e piani regolatori; l’atto fotografico vuole piuttosto documentare quei luoghi passibili di un nuovo inizio. Se la storia non può riabilitare la loro funzione originaria, il pericolo è ridurli a mausolei da contemplare, dove la sublimazione estetica si adagia nelle necropoli della fatica. Occorre dunque comprendere questi fantasmi, elaborando un lessico d’immagini che renda ragione della mutevolezza costante cui è potenzialmente soggetto ogni luogo.

In progetti più recenti ho tentato invece di reinterrogare il linguaggio documentaristico: di fronte alla compiuta realizzazione delle immagini, smontare l’armatura di ciò che è già apparso, per elaborare nuovamente la nostra percezione del tessuto urbano. Finzione e realtà, memoria e documento o infine distopia e sogno divengono a tratti indiscernibili: nell’immagine che non è sazia della sua scarna materia, inassegnabile è il loro ruolo, instabile la relazione.

Nata a Fasano ma pugliese di passaggio, sopravvivo tra Roma e Parigi.
Per redimermi da incalcolabili anni spesi in studi filosofici, vago tra le architetture brutaliste e mi diletto in polemiche recensioni, deliri radiofonici, blog brutti e tappezzerie swing. Ho studiato fotografia analogica e fotogiornalistica e preso parte a una trentina di festival e mostre collettive (tra cui Fotografia Europea, l’East London Photography Festival, il Pistoia Underground Festival e il Festival Des Cultures Urbaines di Parigi).

Fuller fa parte della serie “The Passenger (immagini appena quasi mai un secondo)”.

Questa installazione è ospitata da



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